martedì 27 gennaio 2015

Aspettatevi un Carnevale ghiacciato, o meglio a Frozen Carnival

Da quello che sento in giro mi aspetto un Carnevale ghiacciato. Non in senso meteorologico, o almeno non solo. Meglio dire un Frozen Carnival.
Credo proprio che, almeno per le bambine, questo Carnevale sarà all’insegna di Frozen, il film di animazione della Disney che ha infranto tutti i record.
Dagli echi che dall’asilo arrivano a casa mi sembra che quasi tutte le bambine vorranno vestirsi come la principessa Elsa. E questo nonostante la vera protagonista del film sia la sorella Anna, quella che affronta tutte le peripezie per salvare il suo Regno, rischiando addirittura la vita, e che arriva perfino a sacrificarsi per salvare la sorella.
Probabilmente ancora piccole per capire a fondo le implicazioni più o meno profonde della storia, specialmente per una bambina, sono attratte dal fascino esteriore di Elsa nella sua trasformazione in regina delle nevi, con il quale la sorella non può assolutamente competere. Con un vestito luccicante degno dei migliori stilisti e con un'acconciatura curata tanto da aver lanciato la moda di un’unica treccia di capelli in avanti sulla spalla. Mia figlia non si rassegna al fatto di non avere i capelli abbastanza lunghi per una treccia decente, credo che la pazienza con la quale si fa asciugare i capelli dopo la doccia sia una spiegazione più che sufficiente.    
Chi come me ha una figlia non può non aver visto il film almeno una volta. Inoltre, essendo un musical, te lo porti dietro anche fuori casa attraverso le sue canzoni. Tanto che ormai le parole della canzone più famosa “… come il sole tramonterò, però poi all’alba risorgerò…” suonano ormai come una minaccia per tutti i genitori.
Attenzione a tutte queste piccole principesse delle nevi in giro. 
Non fatele arrabbiare… potrebbero congelarvi.

mercoledì 21 gennaio 2015

Se i tuoi genitori sono vivi, non diventerai un eroe (almeno per la Disney)

Sabato sono andato al cinema a vedere Big Hero 6. Non poteva non colpirmi il fatto che il protagonista è senza genitori, non ne ha neanche particolari ricordi perché morti quando aveva 3 anni. In un altro film recente, e dal grandissimo successo come Frozen, le protagoniste perdono entrambi i genitori da bambine.
Non credo che sia un caso. Nelle trame dei film, anche in quelli di animazione, niente è lasciato al caso. Quindi mi sono posto la domanda: “Ma il messaggio è che i genitori non servono proprio a niente per la crescita di un ragazzo o di una ragazza?”
Poi mi sono venuti in mente altri eroi come Batman o Spiderman. O personaggi eroici come Luke Skywalker, il protagonista di Guerre Stellari. I genitori non ci sono mai. E la Disney in questo caso non c’entra niente.
Riflettendoci sono giunto alla conclusione che effettivamente avere i genitori che si occupano di te non aiuta a diventare eroi, almeno per la filmografia. Un papà che ti rimbocca le coperte la sera e una mamma che ti ricorda di metterti la maglia di lana non farà di te un eroe da grande schermo. Questo perché, di solito, l’eroe è un essere tormentato, che molte volte cade e poi risorge. Quasi un essere incompiuto o che si sente tale.
Probabilmente, uso questo avverbio perché non lo so, la felicità o almeno una certa serenità non è una leva psicologica sufficiente per fare di un personaggio un eroe. Probabilmente ci vogliono sentimenti forti, ma più negativi, come rabbia e odio per avviare certe trasformazioni.
Si sa che la normalità è noiosa da vedere e che una certa felicità e serenità quotidiana sono molto meno appetibili per la costruzione della trama di un film.  
Peccato che la felicità non sia interessante, se non la ricerca di essa, per un film. O meglio, è interessante ma solo come finale “E vissero tutti felici e contenti.”
E’ da sperare che i nostri figli non diventino mai eroi o eroine alla ricerca di una felicità e serenità future perché le stiano vivendo un pochino tutti i giorni.

giovedì 15 gennaio 2015

La suscettibilità dei genitori (e delle mamme)

Ultimamente noto una certa suscettibilità da parte dei genitori. Questa sensazione, che poi così sensazione non è, deriva dal fatto che ultimamente sto collezionando una serie di incidenti diplomatici degna del periodo della “guerra fredda”. Questo non deriva da miei particolari atteggiamenti ma solo dal fatto di esprimere il mio pensiero su certi argomenti o semplicemente agendo, poiché di solito una persona agisce secondo le proprie convinzioni.
Così, partendo da cose banali, se di fronte alla proposta di un altro genitore di accompagnare tuo figlio da qualche parte tu declini educatamente dicendo che preferisci di no, tanto puoi portarlo tu dopo mezzora, le tue parole arrivano nelle orecchie dell’altro come “Sei un cattivo genitore, non mi fido di te!”.
Se valuti un’attività non adatta all’età di tuo figlio e, visto che ti propongono per farla con un altro bambino, tu esprimi il tuo pensiero, le tue parole arrivano nelle orecchie dell’altro come “Sei un cattivo genitore!”.
Se un altro genitore ti dice che accompagnerà in auto tre bambini dall’asilo alla palestra, che non è proprio dietro l’angolo, e a te passa per la mente di chiedere se ha i seggiolini auto per tutti, le tue parole arrivano nelle orecchie dell’altro come “Sei un cattivo genitore!”.
Personalmente credo che ognuno abbia il diritto di esprimere la propria opinione e non vivo le opinioni degli altri come giudizi nei miei confronti.
Sulla base della mia esperienza sono le mamme ad essere più suscettibili su questi argomenti. Probabilmente perché sono quelle che, nella maggioranza dei casi, si occupano in modo prevalente della gestione familiare, sono principalmente loro le scelte sui figli e, quindi, si sentono coinvolte in prima persona. Con i pochi, obiettivamente parlando, padri che si occupano dei figli in “modalità 50/50” con la propria compagna mi sono trovato a confrontarmi su diverse tematiche avendo posizioni diverse senza che nessuno si sentisse giudicato dall’altro. Probabilmente sono stato fortunato o semplicemente siamo ancora pochi per essere un campione statisticamente significativo. Ne riparleremo tra qualche anno.
Intanto… Keep Calm and Enjoy your parenthood

giovedì 8 gennaio 2015

Piccoli e grandi insegnamenti (non rubare … e non buttare cartacce per terra)

Leggere il post “Una bruciaturami ha fatto ricordare una mia esperienza simile di quando ero piccolo.
Mia nonna mi aveva portato con lei a fare visita ad alcuni conoscenti. Mentre lei chiacchierava, io mi ero messo a giocare con un bambino della mia età. Poco dopo aver ripreso la strada di casa mi cadde un piccolo robot che tenevo nascosto nella mano e che avevo preso dai giochi dell’altro bambino perché mi piaceva molto. Mia nonna capì subito e mi fece tornare indietro per restituirlo. Tutto fu fatto senza particolari drammi o rimproveri ma riesco ancora a ricordare quell’episodio a distanza di tanti anni. Probabilmente per quella “vergogna” di cui parla De Luca. Forse si tratta veramente di una piccola cicatrice che mi porto dietro e che mi fa da monito per il futuro.
Credo che quel “tornare indietro” e quel “restituire” sia un momento importante che chiuda un percorso senza il quale qualcosa rimarrebbe incompleto.
Certe lezioni si imparano da bambino e, interiorizzandole, diventano parte di noi e ci accompagnano nella crescita. Non ci sarà bisogno che ci sia qualcuno che ci faccia provare vergogna per aver fatto una cosa ma, eventualmente, proveremo vergogna per noi stessi.
Così non butteremo una carta per terra per paura di essere visti e sgridati ma perché lo riteniamo sbagliato e ce la metteremo in tasca in attesa di trovare un cestino.

lunedì 22 dicembre 2014

Se l’asilo diventa una sfilata di giocattoli

Temo il rientro all’asilo dopo le vacanze di Natale.
Dopo un primo inizio caotico con bambini che portavano diversi giocattoli da casa è stata messa la regola che ogni bambino può portare un solo giocattolo. Nelle intenzioni delle maestre questo limite doveva servire per permettere ai bambini di portare un pupazzetto per il momento della nanna.
Nella pratica i bambini, ma in questo caso dovremmo dire i genitori, rispettano più o meno il limite ma quell’unico giocattolo è diventato l’occasione per mostrare quanti e di quale valore giocattoli si hanno. Così succede che i bambini vogliano portare, ma soprattutto che i genitori concedano, un giocattolo diverso ogni giorno e che sia qualcosa che piaccia anche agli altri compagni.   
Lo sento da mia figlia che la mattina mi dice “Questo pupazzetto non lo voglio portare perché i miei amici l’hanno già visto” e lo vedo da cosa portano gli altri bambini in classe. Qualcuno ha avuto il coraggio di portare giochi elettronici che, secondo me, rappresentano il contrario di quella socialità che dovrebbe incoraggiare l’asilo.
Per questo temo il rientro all’asilo dopo le vacanze di Natale quando i bambini avranno tanti regali nuovi. 
Noi abbiamo già cercato di chiarire a mia figlia, mentre esprimeva le sue preferenze per i regali di Babbo Natale, che non avrebbe potuto portarli tutti all’asilo. Ma già ci prepariamo a discussioni mattutine.
Io sarei per mettere una nuova regola. Come si dice “Anno nuovo, regola nuova”. “Non si portano da casa giochi all’asilo”.
Unica eccezione, il pupazzo per la nanna da lasciare nella brandina.
Sono sicuro che qualcuno attaccherà due orecchie e una coda di stoffa al tablet per poterselo portare all’asilo…

domenica 14 dicembre 2014

“Babbo, è finito. Lo puoi buttare” ovvero la seconda vita dei pennarelli

Mia figlia è nel pieno del periodo di colorite da pennarelli. Non parliamo neanche di matite o cere, solo pennarelli. Perché con colori molto più vivaci e decisi e, forse, anche perché si riesce a colorare con meno fatica.
La colorite si manifesta con la voglia di colorare qualsiasi cosa, non solo le pagine con i disegni da colorare ma anche i disegni già stampati colorati o i fogli bianchi solo per la voglia di dare colore.
Qualche giorno fa entrando all’asilo l’ho vista intorno a un tavolo pieno di pennarelli con altri bambini. Mi sono avvicinato per sbirciare e mentre gli altri avevano abbozzato alberi, fiori, case o bambini sul suo foglio ho visto che lei stava colorando con tutti i colori disponibili quella che sembrava una semplice sfera. Le ho chiesto cosa stesse colorando e lei mi ha spiazzato con una delle sue risposte: “Un girotondo”.
Una conseguenza della colorite è che i pennarelli hanno un ciclo di vita veramente breve, tra comprarli e gettarli passa veramente poco. Anche perché i colori dei pennarelli sono belli quando sono vivaci. Già quando iniziano a essere un po’ sbiaditi l’interesse crolla inesorabilmente.  
Così, prendendo spunto da un’idea vista in uno dei tanti laboratori, quando mia figlia mi porta i pennarelli dicendomi “Babbo, è finito. Lo puoi buttare” io le dico di metterli in un cassetto.
I pennarelli che funzionano poco possono essere utilizzati per un’attività diversa dal colorare, nuova e divertente.
L’incontro con il sale da cucina permette di dare ai pennarelli una seconda vita.

lunedì 8 dicembre 2014

Momenti che riempiono il cuore

Durante la settimana le mattine nelle quali non accompagno mia figlia all’asilo è la mamma a svegliarla e, di solito, io sono già uscito per andare a lavoro.
Il fine settimana, visto che ultimamente si sta svegliando a orari non degni di un sabato o domenica, quando si affaccia in camera nostra mi trova a letto. Anche se ho sentito l’avvicinarsi dei suoi passettini sul parquet, perché da genitori non si ha più il sonno pesante come una volta, faccio finta di dormire ma lei mi pizzica un piede attraverso la coperta.

Qualche mattina fa mentre io ero in bagno con la porta socchiusa per fare poco rumore e non svegliarla prima dell’ora stabilita, mia figlia si è alzata. E’ andata dritta in camera nostra, non facendo caso che la stanza da bagno era chiusa. Non vedendo nessuno a letto è scesa nel suo piagiamino a cercare la mamma.
Io non mi ero accorto di niente ma quando ho sentito di mia moglie dire “Buongiorno!” ho capito subito.
Così mi sono affacciato alle scale chiamando mia figlia.
Lei, sentita la mia voce, è esplosa in un “C’è babboooo!!!” con una tale di felicità e contentezza, come se fosse la più bella sorpresa, che quelle parole mi hanno veramente riempito il cuore.