martedì 14 aprile 2015

Di bulli e scherzi pesanti

Ultimamente la cronoca racconta sempre più spesso di episodi di bullismo dentro e fuori la scuola. Gesti violenti, ricordando che la violenza non è solo quella fisica, amplificati dalle potenzialità della tecnologia moderna ormai a disposizione di tutti e a tutte le età.
Altrettanto spesso, si leggono le reazioni dei genitori dei cosiddetti bulli che tentano di giustificare l'accaduto riconducendo certe azioni a semplici scherzi, ragazzate o bravate. Basterebbe avere a disposizione, e soprattutto usare, un vocabolario per capire che tali termini non sono assolutamente sinonimi.

Personalmente credo che sia veramente molto semplice per tutti capire il discrimine tra uno scherzo e un atto di violenza. In uno scherzo si ride insieme, non contro qualcuno. Basterebbe osservare la reazione di chi ci sta di fronte. E' qui, forse, il punto veramente difficile: riuscire a guardare gli altri.

Qualche sera fa, mentre improvvisava un balletto sul parquet, mia figlia ha fatto uno scivolone. Io le ero di fronte e le ho sorriso per rassicurarla che non era successo niente di grave.
Lei ha inteso male, ha corrugato la fronte e mi ha rimproverato.
Perché ridi?”
Non stavo ridendo, ti stavo sorridendo per farti capire che non è successo niente.”
... perché se ridi, io ci rimango male.

Eccola. La semplicissima regola spiegata da una bambina di 4 anni: se ci rimango male non c'è niente da ridere.

martedì 31 marzo 2015

Puntine da disegno e colla a presa rapida al pigiama di mia figlia


Non so se esista qualche legge della fisica ancora sconosciuta ma è statisticamente certo che alzandomi a qualsiasi ora della notte troverò mia figlia dormire nel suo lettino completamente scoperta. Nonostante sia inverno e si stia veramente bene al calduccio del piumone. 

Se esistesse una massima cinese per questo caso suonerebbe così: “Quando ti alzi nella notte, vai in camera di tua figlia per tirarle su il piumone perché lei è scoperta.”

Anche se l’ultima cosa che faccio prima di dormire è rimboccarle lenzuolo e piumone, anche dopo poco tempo riaffacciandomi nella sua cameretta la trovo scoperta. Ho provato a incastrare al massimo il piumoncino nella struttura del letto. Non c’è niente da fare. E’ una battaglia persa in partenza se uno vuole evitare di passare la notte facendo la spola continua tra le due camere dicendo addio al suo sonno e alla sua vita lavorativa e sociale durante il giorno.   
In realtà, più che bloccare il piumone o il lenzuolo, bisognerebbe proprio bloccare mia figlia che mentre dorme si gira più volte con il ginocchio piegato o con le braccia alzate tirandosi tutto dietro.    

mercoledì 25 marzo 2015

Insegnare l’educazione non basta

Insegnare l’educazione non basta. Bisogna insegnare anche a gestire la mancanza di educazione degli altri
Credo che rientri tra i tanti strumenti da mettere in quell’invisibile zainetto che i nostri figli si porteranno dietro nel corso della loro vita.

Me ne aveva parlato la scorsa estate una mamma con un figlio un po’ più grande della mia in seguito a un episodio accaduto al parco. Suo figlio si mette ordinatamente in fila in attesa del suo turno dopo un primo scivolo. Arriva un altro bambino, lo sposta con uno strattone e gli passa davanti. Suo figlio rimane un po’ sorpreso da questo comportamento, non dice niente. L’unica sua reazione e rimettersi in fila qualche posto più indietro. Tra l’altro mi faceva notare che, di solito, i genitori di questi bambini sono spersi nel parco, seduti in qualche panchina a chiacchierare con altri genitori o al cellulare, parlando e messaggiando.

Non volendo intervenire nelle questioni tra bambini, succede comunque che poi al rientro a casa tuo figlio si lamenti di un comportamento del genere, o ti racconti di episodi simili, chiedendoti cosa fare. E’ qui si arriva al punto, quali consigli dare?
Ci sono tante possibili risposte.
  • Atteggiamento depistatorio o del Bicchiere mezzo pieno: “Vabbé, dai. Comunque sullo scivolo ci sei andato.”
  • Atteggiamento remissivo o del Porgi l’altra guancia. “Certi bambini sono maleducati, non capiscono che ci sono delle regole. Cerca di avere pazienza.”
  • Atteggiamento colpevolizzando degli altri genitori o del Le colpe dei padri ricadono sui figli: “E’ colpa dei genitori che non gli insegnano come comportarsi. La prossima volta chiamami che ci penso io.”
  • Atteggiamento reattivo o del Occhio per occhio, dente per dente: “La prossima volta tu gli dai un spintone più forte e non lo fai passare avanti per nessun motivo. Vedrai che con una gamba rotta non riesce a salire sullo scivolo.”
  • Atteggiamento colpevolizzante di tuo figlio o del A’ bello addormentato nel bosco, vedi di darti una svegliata: “Ma che dormivi? Ti sei fatto passare avanti. Che non succeda più altrimenti ti riporto a casa.”
  • Atteggiamento rivoluzionario o del Al mio segnale scatenate l’inferno: “Tu e tutti gli altri bambini in fila dovevate impedirgli di passarvi avanti. Se lo spingevate via tutti insiemi, se ne sarebbe andato sicuramente.”

Al di là delle battute, chi ha bambini sa che non c’è niente di più serio che rispondere a una loro domanda. Succede che a distanza di giorni, tornino sull’argomento riportandoti quanto tu avevi detto in quell’occasione. 
Non ho una risposta preconfezionata e che vada bene per tutti e per tutte le circostanze. Dipende dalle nostre convinzioni, dal bambino, dall’età e dalla situazione. 
Sono convinto, però, che si debba dare un duplice insegnamento: di rispettare le regole e di farle/si rispettare

lunedì 16 marzo 2015

“La cravatta del mio papà”, per la Festa del Papà il nuovo racconto di BABBOnline


Chi mi segue dall’inizio sa che il “gesto di Ettore” ha accompagnato la nascita del mio blog attraverso la creazione del logo “Dad on duty.

Partendo dalla riflessione del sociologo Luigi Zoja nel suo libro ”Il gesto di Ettore”, secondo il quale le corazze dei padri-guerrieri di ieri starebbero sotto le cravatte dei padri-lavoratori di oggi, ho scritto il racconto “La cravatta del mio papà” che mi piace far uscire sul web proprio in occasione della Festa del Papà. Lo trovate qui in una strana versione youtube di un racconto sfogliato.

Buona lettura!

E se vi piace... condividetelo.

mercoledì 11 marzo 2015

Padri contro Mammi

Chissà se a marzo della Festa del Papà rimarranno solo le frittelle di riso. Perché ormai non si fa che leggere articoli sulla sparizione dei papà. 

I padri non ci sono più, per non parlare dei papà o dei babbi, già una minoranza. Lo dicono da tutte le parti: giornali, libri, blog.
Tanto che ogni tanto uno va a guardarsi allo specchio o si dà un leggero schiaffetto per essere sicuro di esserci davvero.
Qualcuno ipotizza addirittura di passare tutto al mese di maggio per la Festa della Mamma unendo mamme e “mammi”, quella nuova specie maschile che secondo gli studiosi ha ormai sostituito la figura dei papà.

Mi sembra un po’ la storia della “destra” e della “sinistra” della canzone di Gaber, così ho provato a fare un mio ironico manifesto “Padri vs Mammi” con l’elenco dei luoghi comuni collegati.

martedì 3 marzo 2015

Mio nonno aveva una gamba di legno

Non so perché ma ultimamente mi torna alla mente mio nonno.
Mio nonno aveva una gamba di legno. La sua l'aveva persa a causa di un incidente di lavoro. A quei tempi non c’erano le protesi di ultima generazione che vediamo ai nostri giorni. Aveva una gamba rigida, per questo portava un bastone, che un bottone all'altezza del ginocchio gli permetteva di socchiudere una volta seduto.
Per me era normale, l’avevo conosciuto così. Da piccolo, quando gli sedevo accanto, mi piaceva battere con la mano prima su una gamba e poi sull'altra per sentire la differenza di consistenza e di suono.
Ricordo quando mi veniva a trovare a casa. Doveva salire due piani di scale a piedi. Ogni tanto si fermava per riposarsi. Ricordo che aveva uno spray inalatore con il quale faceva un gran respiro che gli serviva per riprendere il fiato. Un po' di asma mista a silicosi.
Fuori e dentro, regali non graditi del lavoro.
Alcune volte mi accompagnava a casa con la sua Cinquecento blu. Era un'auto modificata, con i comandi al volante. L'ho sempre vista come una grande cosa. Avrebbe potuto anche vivere senza auto ma il fatto che l'avesse mantenuta me lo ha fatto sempre vedere sotto una bella luce.
Dopo la sua morte mio padre mi disse che doveva essere rottamata. Non si poteva vendere perché nessuno avrebbe voluto comprare un'auto con comandi speciali. La ragionevolezza degli adulti che si scontra inevitabilmente con il mondo fantastico dei bambini. Io ero molto piccolo, per me era un po' una macchina speciale. Da tenere. Ci penso ogni volta che vedo qualche raduno di appassionati di Cinquecento.
Mio nonno era un uomo e mite. Un tipo tranquillo, da Settimana Enigmistica e da partita a carte a casa con mia nonna. Credo, non so dirlo, che mi abbia insegnato un paio di solitari.
Non so perché, vista la distanza quasi abissale per i tanti anni ed esperienze che inevitabilmente ci separano, ma me lo sono sentito sempre un po' affine. Pur conservandone pochi ricordi miei, rubacchiando dai ricordi degli altri. Probabilmente perché è facile riempire con i pensieri e la fantasia i buchi delle assenze andando a costruire un mosaico più bello della realtà che si vuole rappresentare. Avrà avuto i suoi difetti, come tutti.
Non so perché ma ultimamente mi torna alla mente mio nonno. Non ne conosco il motivo preciso. Non l'ho sognato recentemente, se l’ho fatto non me ne ricordo. Non so se dipenda da questo giovanilismo che ci circonda e che ci influenza un po' tutti, inevitabilmente anche i nonni. Che quasi non puoi dire che i nonni sono “vecchi”, o “anziani” che dir si voglia, nel senso che non sono “giovani” perché sembra un’offesa.

martedì 24 febbraio 2015

Metto sempre un gettone nella tasca di mia figlia

Certe notizie di cronaca non possono non farti riflettere. Non vorrei mai che qualcuno potesse usare come arma di ricatto nei confronti di mia figlia la minaccia “… altrimenti lo dico ai tuoi genitori”, sfruttando lo spauracchio del giudizio, o della punizione, dei genitori.
Non perché i figli debbano per forza dire tutto ai loro genitori ma perché devono avere la possibilità di farlo, un diritto non un dovere.
Usando una metafora da anni ’80, voglio che mia figlia sappia di avere sempre un gettone in tasca con il quale potrà chiamarmi in qualunque momento si sentirà in difficoltà e avrà bisogno di un aiuto, grande o piccolo che sia, senza temere giudizi o punizioni. Questa “sospensione del giudizio” non significa “giustificazione” di quello che potrebbe essere successo ma serve per definire delle priorità: prima di tutto parliamo del problema.
Come nei rapimenti si congelano i beni della famiglia per togliere la principale motivazione dei rapitori, così in quello che può essere considerato a tutti gli effetti un rapimento emotivo si elimina la leva principale dando ai figli la consapevolezza che potranno beneficiare di un “congelamento del giudizio” dei propri genitori.