martedì 24 febbraio 2015

Metto sempre un gettone nella tasca di mia figlia

Certe notizie di cronaca non possono non farti riflettere. Non vorrei mai che qualcuno potesse usare come arma di ricatto nei confronti di mia figlia la minaccia “… altrimenti lo dico ai tuoi genitori”, sfruttando lo spauracchio del giudizio, o della punizione, dei genitori.
Non perché i figli debbano per forza dire tutto ai loro genitori ma perché devono avere la possibilità di farlo, un diritto non un dovere.
Usando una metafora da anni ’80, voglio che mia figlia sappia di avere sempre un gettone in tasca con il quale potrà chiamarmi in qualunque momento si sentirà in difficoltà e avrà bisogno di un aiuto, grande o piccolo che sia, senza temere giudizi o punizioni. Questa “sospensione del giudizio” non significa “giustificazione” di quello che potrebbe essere successo ma serve per definire delle priorità: prima di tutto parliamo del problema.
Come nei rapimenti si congelano i beni della famiglia per togliere la principale motivazione dei rapitori, così in quello che può essere considerato a tutti gli effetti un rapimento emotivo si elimina la leva principale dando ai figli la consapevolezza che potranno beneficiare di un “congelamento del giudizio” dei propri genitori.

martedì 17 febbraio 2015

Quando moriamo andiamo in cielo

"Quando moriamo non ci siamo più?”
Stavo portando la forchetta alla bocca quando è arrivata secca questa domanda. Avevo già la bocca aperta e così mi è rimasta.
E’ una curiosità legittima, i bambini sentono parlare della morte sin dalle prime favole. Ma cosa rispondere a una bambina di quattro anni che ti guarda con due occhioni blu nei quali puoi rivederti, che pensa di averti fatto una semplice domanda e che si aspetta che tu abbia tutte le risposte del mondo? Proprio quando tu quella risposta non ce l’hai.
Così, cercando di scacciare la cappa di tristezza calata sulla cena e mettendo da parte la mia insoddisfazione di adulto per una risposta preconfezionata senza possibilità di spiegazioni più profonde, ho frugato velocemente nelle tasche per trovare una risposta che potesse andare bene.
“Quando moriamo andiamo in cielo”
“Andiamo in cielo…” ragionava su quello che aveva appena sentito. “Ma poi possiamo scendere?”
I ragionamenti dei bambini non fanno una piega, se sali di solito puoi scendere. In questo caso “Si rimane in cielo”.
Mia figlia ha ripreso a mangiare come se mi avesse chiesto se di secondo ci fosse stata la carne o il pesce.
Come diceva quel comico? “Voglio torna’ bambino…”

mercoledì 11 febbraio 2015

Insegnare la creatività

Si può insegnare a essere creativi?
Credo che ci sia un fraintendimento sulla creatività. Partendo dalla definizione scopriremmo che la creatività è “capacità produttiva della ragione o della fantasia, inventiva”.
La creatività, quindi, non è solo la fantasia. Non è prerogativa dei cosiddetti artisti ma vale anche per i matematici e per gli ingegneri.
Non so se si possa insegnare la creatività, credo che si possa insegnare ad avere un modo creativo di guardare il mondo.
Credo che si possa insegnare a descrivere meglio quello che abbiamo di fronte ai nostri occhi. Che non abbiamo davanti un generico uomo. E’ giovane o vecchio? Come è vestito? Che viso ha? Qual è la prima impressione che abbiamo guardandolo? Che non vediamo solo “un albero”. Diverso se ci troviamo di fronte a una quercia secolare o a un alberello appena piantato.
Credo anche che si possa insegnare ad andare un po’ oltre a quello che vediamo. Che una forchetta può essere un arricciacapelli (cit. La sirenetta), che un guscio di noce può diventare una barchetta o che si possa far apparire qualcosa in una mano dopo averlo nascosto nella manica della felpa.  
Qualche sera fa mi sono seduto con mia figlia di fronte alla sua lavagna. Non so perché ma voleva assolutamente disegnare cuori. Così, dopo aver disegnato il primo cuore con le fattezze che tutti conosciamo, le ho proposto delle variazioni sul tema con le quali ci siamo divertiti molto: un cuore grasso, un cuore magro, un cuore alto, un cuore basso, un cuore sgonfio, un cuore spigoloso, un cuore casa, un cuore banana, un cuore mela… L’unico limite è stato lo spazio della lavagna.
Visto che a me piace, ed è sempre piaciuto, disegnare, mi ha molto colpito una frase del Direttore di Charlie Hebdo durante la sua intervista di qualche settimana fa al programma “Che Tempo Che Fa”: “[…] Tutti i bambini disegnano, è quando diventano adulti che smettono di farlo […]“. 

martedì 3 febbraio 2015

Le domande dei bambini: piccole e grandi sfumature

Con i bambini, fortunatamente, tutto evolve. Gattonare, camminare e correre. I primi vocalizzi, le parole, le frasi e poi un vero e proprio dialogo.
Anche il periodo dei “perché” si sta evolvendo in domande più precise.
Ai “perché” compulsivi, praticamente su qualunque argomento, alcune volte viene da sorridere. Di fronte alla richiesta di spiegazioni su argomento improbabili o da super scienziati, “perché le stelle fanno luce?”, si cerca di dare una spiegazione che sia plausibile e compresibile dal bambino.
Ultimamente nelle domande di mia figlia si è introdotto un piccolissimo nuovo elemento, solo apparentemente insignificante, ma che con il tempo è destinato a crescere ed ingigantirsi come il seme di una quercia.
Qualche sera fa mentre guidavo al rientro dall’asilo, mi arrivava dal seggiolino dietro un fuoco serrato di domande:
“E’ vero che gli animali si possono toccare?”   
“E’ vero che i dinosauri non esistono?”
“E’ vero che i draghi non esistono?”
“E’ vero che …?”
Il nuovo elemento è quel “E‘ vero che…”. Tra una domanda che inizia con un “Perché” e una che inizia con un “E’ vero” c’è un abissuo concettuale.
La nuova formulazione della domanda presuppone che ci sia già un’informazione con la quale confrontarsi. Presuppone che tu, genitore, debba confrontarti con le informazioni che arrivano da altri, in questo caso dagli amichetti dell’asilo. Le tue spiegazioni andranno a validare o a confutare quanto detto dagli altri bambini.
Non si può dare la prima risposta che passa per la testa o inventarsela perché poi sarà sottoposta alla validazione del gruppo.
Quindi:
“E’ vero che i dinosauro non esistono oggi, ma sono esistiti tanto tempo fa”
“I draghi non esistono nella realtà, ma sono nei libri e nei film”
Così ogni volta che accompagno all’asilo mia figlia, e mi accoglie un suo compagno appasionato di dinosauri, vado sempre un po’ veloce temendo domande sulle differenze tra uno Stegosauro e un Triceratopo.

martedì 27 gennaio 2015

Aspettatevi un Carnevale ghiacciato, o meglio a Frozen Carnival

Da quello che sento in giro mi aspetto un Carnevale ghiacciato. Non in senso meteorologico, o almeno non solo. Meglio dire un Frozen Carnival.
Credo proprio che, almeno per le bambine, questo Carnevale sarà all’insegna di Frozen, il film di animazione della Disney che ha infranto tutti i record.
Dagli echi che dall’asilo arrivano a casa mi sembra che quasi tutte le bambine vorranno vestirsi come la principessa Elsa. E questo nonostante la vera protagonista del film sia la sorella Anna, quella che affronta tutte le peripezie per salvare il suo Regno, rischiando addirittura la vita, e che arriva perfino a sacrificarsi per salvare la sorella.
Probabilmente ancora piccole per capire a fondo le implicazioni più o meno profonde della storia, specialmente per una bambina, sono attratte dal fascino esteriore di Elsa nella sua trasformazione in regina delle nevi, con il quale la sorella non può assolutamente competere. Con un vestito luccicante degno dei migliori stilisti e con un'acconciatura curata tanto da aver lanciato la moda di un’unica treccia di capelli in avanti sulla spalla. Mia figlia non si rassegna al fatto di non avere i capelli abbastanza lunghi per una treccia decente, credo che la pazienza con la quale si fa asciugare i capelli dopo la doccia sia una spiegazione più che sufficiente.    
Chi come me ha una figlia non può non aver visto il film almeno una volta. Inoltre, essendo un musical, te lo porti dietro anche fuori casa attraverso le sue canzoni. Tanto che ormai le parole della canzone più famosa “… come il sole tramonterò, però poi all’alba risorgerò…” suonano ormai come una minaccia per tutti i genitori.
Attenzione a tutte queste piccole principesse delle nevi in giro. 
Non fatele arrabbiare… potrebbero congelarvi.

mercoledì 21 gennaio 2015

Se i tuoi genitori sono vivi, non diventerai un eroe (almeno per la Disney)

Sabato sono andato al cinema a vedere Big Hero 6. Non poteva non colpirmi il fatto che il protagonista è senza genitori, non ne ha neanche particolari ricordi perché morti quando aveva 3 anni. In un altro film recente, e dal grandissimo successo come Frozen, le protagoniste perdono entrambi i genitori da bambine.
Non credo che sia un caso. Nelle trame dei film, anche in quelli di animazione, niente è lasciato al caso. Quindi mi sono posto la domanda: “Ma il messaggio è che i genitori non servono proprio a niente per la crescita di un ragazzo o di una ragazza?”
Poi mi sono venuti in mente altri eroi come Batman o Spiderman. O personaggi eroici come Luke Skywalker, il protagonista di Guerre Stellari. I genitori non ci sono mai. E la Disney in questo caso non c’entra niente.
Riflettendoci sono giunto alla conclusione che effettivamente avere i genitori che si occupano di te non aiuta a diventare eroi, almeno per la filmografia. Un papà che ti rimbocca le coperte la sera e una mamma che ti ricorda di metterti la maglia di lana non farà di te un eroe da grande schermo. Questo perché, di solito, l’eroe è un essere tormentato, che molte volte cade e poi risorge. Quasi un essere incompiuto o che si sente tale.
Probabilmente, uso questo avverbio perché non lo so, la felicità o almeno una certa serenità non è una leva psicologica sufficiente per fare di un personaggio un eroe. Probabilmente ci vogliono sentimenti forti, ma più negativi, come rabbia e odio per avviare certe trasformazioni.
Si sa che la normalità è noiosa da vedere e che una certa felicità e serenità quotidiana sono molto meno appetibili per la costruzione della trama di un film.  
Peccato che la felicità non sia interessante, se non la ricerca di essa, per un film. O meglio, è interessante ma solo come finale “E vissero tutti felici e contenti.”
E’ da sperare che i nostri figli non diventino mai eroi o eroine alla ricerca di una felicità e serenità future perché le stiano vivendo un pochino tutti i giorni.

giovedì 15 gennaio 2015

La suscettibilità dei genitori (e delle mamme)

Ultimamente noto una certa suscettibilità da parte dei genitori. Questa sensazione, che poi così sensazione non è, deriva dal fatto che ultimamente sto collezionando una serie di incidenti diplomatici degna del periodo della “guerra fredda”. Questo non deriva da miei particolari atteggiamenti ma solo dal fatto di esprimere il mio pensiero su certi argomenti o semplicemente agendo, poiché di solito una persona agisce secondo le proprie convinzioni.
Così, partendo da cose banali, se di fronte alla proposta di un altro genitore di accompagnare tuo figlio da qualche parte tu declini educatamente dicendo che preferisci di no, tanto puoi portarlo tu dopo mezzora, le tue parole arrivano nelle orecchie dell’altro come “Sei un cattivo genitore, non mi fido di te!”.
Se valuti un’attività non adatta all’età di tuo figlio e, visto che ti propongono per farla con un altro bambino, tu esprimi il tuo pensiero, le tue parole arrivano nelle orecchie dell’altro come “Sei un cattivo genitore!”.
Se un altro genitore ti dice che accompagnerà in auto tre bambini dall’asilo alla palestra, che non è proprio dietro l’angolo, e a te passa per la mente di chiedere se ha i seggiolini auto per tutti, le tue parole arrivano nelle orecchie dell’altro come “Sei un cattivo genitore!”.
Personalmente credo che ognuno abbia il diritto di esprimere la propria opinione e non vivo le opinioni degli altri come giudizi nei miei confronti.
Sulla base della mia esperienza sono le mamme ad essere più suscettibili su questi argomenti. Probabilmente perché sono quelle che, nella maggioranza dei casi, si occupano in modo prevalente della gestione familiare, sono principalmente loro le scelte sui figli e, quindi, si sentono coinvolte in prima persona. Con i pochi, obiettivamente parlando, padri che si occupano dei figli in “modalità 50/50” con la propria compagna mi sono trovato a confrontarmi su diverse tematiche avendo posizioni diverse senza che nessuno si sentisse giudicato dall’altro. Probabilmente sono stato fortunato o semplicemente siamo ancora pochi per essere un campione statisticamente significativo. Ne riparleremo tra qualche anno.
Intanto… Keep Calm and Enjoy your parenthood